Franco, PippoL'intrattenitore italiano di cui essere fieri

Come non amarlo?
Ero ancora un bambino che guardava Pamela Prati con la manina in tasca quando conobbi per la prima volta la figura di Pippo Franco. E subito capii di trovarmi di fronte ad un individuo che non avrebbe mai smesso di ispirarmi.
Bei tempi andati.
Figura poliedrica, con diploma di liceo artistico (in cui ha maturato un certo buon gusto per il vestiario), è in pista dal ‘69 assieme ai suoi grezzi compari del Bagaglino, la cosiddetta “satira di destra” che non solo è talmente penosa da risultare comica, ma, specialmente, i cui attori non sono mai cambiati. Gullotta, Martufello, Zamma: non ancora resi immobili da un sarcoma o da un cancro alle ossa ma pur sempre sull’orlo di una morte lunga e dolorosa, hanno sempre accompagnato la brillante carriera TV del Nostro.
Ma non ci piace ricordare Franco solo nel ruolo di conduttore e maître à penser, assieme a Pierfrancesco Pingitore, di questo circo bolso di avanzi della commedia all’italiana.
Nonostante l’eloquente sito di Mediaset ce lo voglia far passare come “appassionato di Leopardi”, vogliamo segnalare alcune opere del cinema nostrano in cui il suo talento tuttora splende: ad esempio Giovannona Coscialunga disonorata con onore (1973), storia di corruzione e puttane, di cui forniamo a titolo esemplificativo la locandina vintage.

Toulouse-Lautrec non avrebbe saputo far di meglio
Non è solo nel cinema che Pippo ha voluto condividere il suo spirito libero e birichino, ma anche in una allegra produzione musicale dal gusto sbarazzino e ribelle, spensierato ma al tempo stesso entusiasta: è bene segnalare come pietra miliare della sua discografia la canzone Che fico!, sigla di apertura di Sanremo ‘82 ma soprattutto riflesso della società dell’epoca, da cui viene il grido di migliaia di giovani “Ma guarda che maglietta che jeans!”.
Altro pilastro della scena musicale italiana è Licantropia, in cui il ritmo travolgente unito ad un testo che fa divertire e, contemporaneamente, stuzzica l'ingegno si fondono in un'armonia perfetta.
Pippo Franco, ultimamente sugli schermi delle nostre TV nella trasmissione “Torte in faccia”, cui ha anche partecipato l’ittico ministro Gasparri (che ha dato prova di grande cultura confondendo la Vita Nova di Dante con il Paradiso), vuole insegnare una lezione a tutti noi, ma soprattutto a quelle schiere di comici finti che pretendono di far ridere ripetendo un tormentone in modo meccanico, in cui la massa informe si può identificare: che anche dopo 37 anni si può continuare a ripetere la stessa idea, ben consci che essa fa decisamente cagare.