Peppers, Red Hot ChiliBand californiana che parla della sua terra, la California.

La fissità dello sguardo tipica dell'ottuso
Il sogno americano significa un sacco di cose. Per me, il sogno americano è svegliarmi con le coperte umidicce dopo aver passato una notte a trovare nuove posizioni in uno sfrenato menage-a-trois con due pneumatiche valchirie d'oltreoceano. Per i Red Hot Chili Peppers, invece, significa riuscire a sfondare nel mondo della musica pur essendo dei ritardati mentali.
Per chiarire le cose, un giorno stavo parlando con Dio.
"Ehi Cug - mi dice lui - Oggi ho deciso che voglio darti fastidio."
"Grazie per l'attenzione, capo - gli rispondo - ma a quello ci pensa già il tuo fan club."
"Sì ok - mi risponde - ma io da quegli sfigati prendo le distanze, un po' come fa Beppe Grillo con la gente che gli frega il nome per fare un partito contro l'aborto."
"Capisco."
"Quindi ho deciso che concederò il SUCCESSO a inenarrabili teste di cazzo prive di talento che non lo meritano minimamente."
"Ma ingegnere - rispondo io - già l'hai fatto più volte, basta guardare certi pianisti ciellini con la forfora ed un'inquietante tendenza a masturbarsi mentre si vestono da neonati."
"Sì lo so - mi dice lui sorridendo - ma sono i vecchi scherzetti ad essere i più divertenti!"
E così si formarono i Red Hot Chili Peppers. Era il 1983 ed avevo un anno.
I RHCP, che abbreviati hanno un nome che fa molto protocollo di rete, hanno una simpatica particolarità : suonano un'unica canzone.
Eccola qui:
budubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudu
CALIFORNIA
budubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudubudu
Il "budubudubudu" non è, sfortunatamente, il prodotto della bocca di un bell'uomo di colore che fa un salubre beatbox, ma è il ripetitivo giro di basso di Flea, il cui apice della carriera artistica è stato farsi abbattere da una palla da bowling nell'inguine da John Goodman. Bei momenti.
Il suddetto Flea è anche una delle dimostrazioni del fatto che l'essere umano non capisce un cazzo. Vediamo come, immaginando un incontro tra un invasore alieno e l'Essere Umano.
Sectoide : "Bel pianeta che avete qui, ma questi Red Hot Chili Peppers fanno le canzoni tutte uguali, e fanno cagare."
Essere Umano : "Sì, ma che vuol dire? Non hai sentito quanto cazzo è bravo Flea?"
Sectoide : "Non c'è niente di utile qui. Ora io vado ad annichilire qualche altra civiltà."
E mentre l'Essere Umano continua a vivere deliziandosi della sua idiozia e leggendo l'unico libro di Baricco credendo che siano tutti libri diversi, Dio sghignazza e punta il Suo indice verso di me, con fare irrisorio.
Hai vinto di nuovo, Dio, ma uno di questi giorni...!!!