Ci sedemmo dalla parte del torto perché in cambio ci regalavano una Nintendo Wii
29/11/2009 Dag
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Una lezione col professor Panettieri uomo di scienza e di tecnica
"LORSIGNORI mi permetteranno di introdurre l'argomento ro corso, disci ma ammè me ne fotte assai di chill ca spieghi? Fotte o non fotte, vuie l'esame lo dovete fà, e per ciò che riguarda me io posso dire a lorsignori chist è 'o libbro, chill song' i capitoli, studiatevilli e stamo a pasce.
Onesto, piùccheonesto. Ma invesce siccome che lorsignori non tengono capa e solitamente non capiscono nu cazz di chill ca studiano, che son cose banalissime assaje, io vi dico ashcultateme che qualcosa a casa lo portate.

Allora discevamo tu mi fai vedere un tubbo di diammetro icchese e mi disci: ma voglio sapere chill che ammishchio se mi cambia nel tempo di riempimento, dici ma è un reattore a miscelazione perfetta o a flusso 'i piston'? Ma prima sci serve definire le grandezze fondamentali, che impieghiamo nello shcambio di materia ed energia... l'imbordande è che chill ca entra, esce. Onesto piùccheonesto. E allora torniamo all'alfabbeto, lo sai l'alfabbeto? E bravo, e allora io mi definishco la frazzione di massa della spesce I come OMEGA I, e chist la ricavi con una relazzione semplisce semplisce, grazie e graziella.

E allora (uè uè pullecenè) definiamo due situazzioni fondamentale, che sono lo stato stazionario, che il muorto che non paga alla camorra e Napule non si sceta più dalla cava di munnezza dove l'avete infilato, e lo stato dinamico, che è il guaglioncello che entra per fare 'o corrier' e a forza di sceppare imprenditori insolventi e offrire babbà agli usceri arriva al senato della repubblica. In questi comunque tutto s'ammishchia e si trasforma, dici ma io voglio sapè se sci stanno reazzioni al contorno, e questo sce lo disce una derivata rispetto allo spazio e una rispetto al tempo, col tempo di generazione t ggì che indichiamo al pedisce, ma è robba banale, non la shtiamo nemmeno a shpiegà.

E allora se lorsignori non ce la fanno cchiù (uè uè 'o putipù) io vi saluto e ci vediamo domani."
10/07/2009 Dag
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Edificante storiella di mezza estate #4 il pericoloso avvicinamento allo Smaila
Il Lumumba era un locale che faceva prevalentemente musica afroamericana, ovvero hip-hop, r’n’b e altre disdicevoli sciocchezze che ci fanno ben rimpiangere il cotone e le catene. Non potevamo, però, chiedere di meglio per guadagnarci il nostro ingresso nell’Olimpo che il palcoscenico di giovani gangsta bianchi, incapaci di scendere a patti col fatto che loro non sono negri e non c’è alcun ghetto a Riccione. Barattammo con un kazako lì vicino dei denti d’oro finti in cambio dell’incendio della roulotte della sua ex, lavoro così ben eseguito che ci omaggiò anche di due indispensabili anelli a due dita, uno con scritto TUPAC, e l’altro con scritto GLASNOST.
Glasnost era il nome del mio povero cane, che allenavo per le battute di caccia ai bambini che annualmente si organizzava nelle foreste di Segrate. Lo chiamavo così perché non gli davo da mangiare (doveva essere ben affamato per rincorrere i bambini), ed era trasparente, il povero. Morì di disinteresse e vecchiaia il giorno che quella disgraziata della vicina gli diede una bistecca; forse capì che la lotta non era la finalità ultima ontologica nella quale si doveva realizzare, e che noi e i nostri baloccamenti potevamo ben andarcene a fare in culo.
Memore della terribile perdita che mi lacerò nel mezzo dei miei sette anni e mezzo, mi salì un furor sacro che, unito alle droghe pesanti, mi consentì quella sera di agire in maniera rapida, efficace e precisa.
La prima difficoltà fu entrare. L’ingresso era ben vigilato da buttafuori – stupratori con un master IED in moda – che non permettevano l’ingresso a chi non fosse vestito in maniera cool e raffinata. Siccome noi avevamo sì e no la raffinatezza di girare le mutande alla fine della settimana, e le nostre scarpe erano fatte di pane raffermo e fil di ferro (tranne il Gems che gira con gli anfibi coi teschi sopra, un caro ricordo del nonno), non avevamo speranze di entrare senza tirar fuori le lame. Fortuna volle che un manipolo di prusuttielli si fosse accalcato in pochi secondi, cercando di forzare l’ingresso e apostrofandoli con frasi strategicamente non molto valide, tipo “Uà capo, siccome che sono del millenovegiendottandanuove songhe maggiorenne e vaccinato e teng’ ro curtiell, capisci ammè?”. Inevitabilmente tutto finì a doghe in faccia e, nel marasma generale, potemmo intrufolarci nella calura dei balli del ghetto.
L’Umberto Smaila infamassimo si crogiolava in mezzo ad avvenenti signorine minorenni e probabilmente sieropositive in attesa che il vocalist lo chiamasse a duettare con Sardella l’inno dell’UDC. Non appena il Tommaso lo scorse, impugnò il sitar e si diresse con occhi di bragia verso di lui, gridando qualcosa su Tuol Sleng. Per fortuna riuscimmo a fermarlo in tempo! Lo Smaila era infatti circondato da guardie del corpo ex-KGB di nome Sergej, Nikolaj e Anatolij, il capo. Naturalmente non avevamo bisogno di chieder loro il nome, perché ai tempi di Stalin in Russia si davano solo tre nomi a quelli che sarebbero diventati poi i cattivi, e loro erano i cattivi.
Col fatto che il K. aveva studiato per qualche anno la mente umana in Russia e aveva conseguito un master in metodi pavloviani applicati all’educazione prescolare, mentre Gems si era addestrato in Iran con gli spetsnaz, mandammo loro due in avanti, mentre con l’aiuto del reiki il Tomma si caricava di furia distruttrice. Io mi curai solo di guardare il culo alle flygirls e a gridare SQUADRA NARCOTICI poco prima che tutto avesse inizio.
09/07/2009 Dag
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Edificante storiella di mezza estate #3 i nostri eroi compiono il male per trovare il bene, a Riccione.
Non era ancora arrivato il frinire dei grilli che la nostra musica riuscì nel suo depravato intento di arricchire noi a spese del povero e dell'oppresso.
Accadde infatti che il K. fece esplodere in mezzo alla sala, con una mossa invisibile, un fumogeno ninjà. Credendo che fosse un effetto speciale, gli ignari spettatori non mossero un muscolo, il che rese più facile (ma meno piacevole) lo sfoggio di arti del bushido che ci permise di rompere loro le gambe e derubarli dei loro portafogli e costosi occhiali. Con il silenzio del gufo ci avviammo allegri e armati verso una tavolata attorno alla quale pareva esserci un gran cimitero. Era infatti, sorpresa sorpresa, la tavolata di zu Binnu, detto "'U tratturi": il boss Bernardo Provenzano.
Siccome K. aveva studiato per qualche anno fisiognomica e si era addottorato a Heidelberg con una tesi sull'applicazione dei principi di Lombroso negli asili come strumento per rafforzare il percorso educativo, fu in grado di riconoscere l'amico corleonese e la giunta di Salemi. 'U tratturi, che già aveva sentito delle nostre gesta in passato, ci invitò a sederci. Fu una serata indimenticabile: cantammo molte canzoni, ridemmo, mangiammo, mandammo i pizzini alla famigliola tedesca al tavolo di fianco (che si cacò prontamente in mano non appena si trovò una testa di cavallo nella piada, idea geniale del Gems), e ci lasciammo baciandoci le guance e con la promessa di venirlo a trovare. Delle mie nozze che seguirono un anno dopo a San Pietro con Giulietta Provenzano, figlia segreta del boss, vi parlerò un'altra volta, ma sappiate che mi è rimasto come ricordo un bellissimo anello con una svastica di topazi.
Mentre giravamo masticando i bastoncini di liquirizia e spaventando le coppiette con il nerbo di pino e la scatola di millepiedi vietnamiti che scambiammo al negozio di cose strane in cambio degli occhi di Santa Veronica (in realtà erano due occhi di cane in formalina), vedemmo un cartellone che ci svelò ciò che il destino aveva in serbo per noi: l'apertura della discoteca "Lumumba", guest star Umberto Smaila.
Il Tomma ebbe subito un moto d'ira - per lui inconcepibile - e con un colpo di boken sfondò il cartellone, rivelandoci che quel porco khmer rosso era responsabile del suo imprigionamento in Cambogia.
Naturalmente si trattava di un banale transfert psicologico in cui la causa di un suo male passato veniva oggettivizzata in un agente presente, un feticcio, che doveva essere eliminato per ristabilire l'equilibrio nei suoi circuiti psicologici. Umberto Smaila, in sostanza, non c'entrava realmente nulla con la Cambogia, ma chi eravamo noi per smentire tale supposizione?
Ci dirigemmo quindi verso il Lumumba per compiere la missione che Cristo ci aveva appena comandato.
(continua)
05/07/2009 Dag
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Edificante storiella di mezza estate #2 il continuo
Procedendo con il consueto proposito di portare miseria terrore e morte nelle mediocri vite da famiglia mulino bianco dei nostri connazionali, ma, a onor del vero, anche perché gli elicotteri stavano perlustrando l'asse attrezzato Bazzano - Castelfranco, decidemmo che era venuto il momento di spostarci verso la Riviera.

E' da dire che la Riviera è un posto straordinario, pieno di vita e di giovani, e dunque territorio ideale per compiere ciò che i demoni sumeri ci avevano comandato quella notte che scoprimmo nel sotterraneo del nostro asilo un monolite a forma di cazzo - ma questa è un'altra storia.
Dunque, dopo aver sequestrato il pickup a un bovaro locale, che se non m'inganno avrà ancora paura dei termosifoni e delle suore visto lo scherzo che gli abbiamo giocato, ci trovammo di lì a poco nella graziosa e ignara cittadina di Riccione.
Il Tomma sentiva il bisogno urgente di suonare, tipo quella volta che a Berlino demmo fuoco agli alluci dei metallari che gestivano un negozio di strumenti, solo per poter suonare il loro ampli valvolare.
Subito ci infilammo in una di quelle fiere paesane con gelati e giostre e tiri al rumeno che tanto piacciono ai giovani di buona famiglia. Dietro a una staccionata c'era una ragazzina di sedici anni che faceva le pompe a tre o quattro giovanotti del luogo, che la incitavano con frasi non punto belle.
Decidemmo di punire quella scempiaggine nemica degli insegnamenti di Cristo, e Gems coi suoi mortaretti da combattimento fece un bailamme tale che la donzella serrò di scatto mascella e mandibola in un bacio mortale che mozzò di netto l'orgoglio del baldanzoso Gionatan.
Non ebbero neanche il tempo di gridare "diobò" che Kons e io uscimmo dalle fottute pareti armati di mazze di pino e passamontagna per criticare, e li saccagnammo come Allah comanda finché non ci chiesero di metter loro in tasca i denti, ché sarebbero tornati a casina da soli. Naturalmente corcammo pure la giovane, avendo però cura di non colpirla in faccia, dacché il curdo con cui ci eravamo accordati prima la voleva non dico bella, ma quantomeno presentabile.
Congratulandoci a vicenda di quest'audace impresa, andammo a spendere il ricavato in bastoncini di liquirizia e allucinogeni.
Questa infatti fu la vacanza in cui il Kons e io cominciammo a drogarci per non avere il fastidioso senso di responsabilità delle nequizie che compievamo in giro. Soltanto noi ne usufruimmo, perché il Gems era già impazzito nei campi d'addestramento iraniani, mentre Tomma era un relativista che non intendeva infastidire nessuno con manie bacchettone d'altri tempi.
Al Cocacabana, noto locale di Riccione che dovette chiudere poco dopo la nostra esibizione, e se non ci credete andate a leggervi gli incartamenti del processo di Andreotti, perché se ne fa diffusamente cenno, ci presentammo come il gruppo emergente che avrebbe suonato in quella serata. Ovviamente avremmo suonato la nostra musica del diavolo e avremmo evocato Pazuzu in mezzo ai tavoli del bar, maesordimmo con un pezzo dei Finley che fu molto apprezzato dalle ragazzine smutandate del luogo.
(continua)
13/06/2009 Dag
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Edificante storiella di mezza estate ovvero di come trascorrerei le vacanze se fossi un personaggio fittizio
E quindi eravamo io, K., Gems e Tommaso che avevamo deciso di girarci l'Italia del Centro, perché al Sud ci sono i terroni e il Nord non aveva bisogno di punizioni che non fossero già state inflitte da Alderico in poi.
Già di per sé la strana compagnia faceva scandalo assai, per via del nostro coinvolgimento in alcuni noti fatti di cronaca che, se collegati da una mente attenta e non distratta da foto di cazzi, potrebbero mettere in relazione il delitto di Cogne con Licio Gelli e le BR, il tutto (ve lo dico qui e poi nego per sempre) leggendo soltanto le lettere corrispondeti alle cifre del pigreco in un libro qualsiasi di Dan Brown.
Ma in più avevamo deciso di portare con noi i nostri empi strumenti musicali, con i quali suonare unplugged allegre ballate agli angoli - la mattina, benintesi - e accompagnare i riti satanici nei retri dei teatri abbandonati di sera.
Armati di banjo, kazoo, armonica e contrabbasso artigianale (vale a dire ottenuto da una scatola di legno con un sottile budello di capra teso dal bastone di una scopa) andavamo in giro chiedendo passaggi agli apecar per intascarci le galline del padrone, e là dove ci fermavamo eravamo capaci di nequizie e nefandezze oltre ogni dire, come ad esempio la volta che sostituimmo tutte le sedie del bar dei mutilati di guerra con sgabelli altissimi e bruciammo le sedie in un revival dell'incendio del 10 maggio. Oppure quando entrammo in chiesa lanciando mortaretti e ci mangiammo l'ostia sacra col caprino improvvisando un'operetta sacra con avvenenti fanciulle del luogo (imbottite di crack).
C'è da dire che in tutto questo scenario di pazzie, Tommaso era il più assennato, perché era stato prigioniero di Pol Pot in Cambogia e non amava più il brividino del rischio dell'incarcerazione preventiva. E dunque mentre noi si giocava a svitare tutti i sifoni dei cessi degli alberghi a una stella, lui magari improvvisava una ballata col banjo, assorto su una strada polverosa della bassa ferrarese.
La pesantezza dei nostri scherzi era tale che Pacciani una volta ci fece i complimenti.
Una volta, giunti a Modena a bordo di una vespa truccata, Gems tirò fuori la sua maschera da cavallo e cominciò a far scherzi dal barbiere, comparendo improvvisamente dalla porta dove il barbiere nasconde i capelli che poi vende ai santoni haitiani. Non appena Gino si accingeva con le forbici a tagliare i capelli ad una signora o a un pensionato, Gems usciva gridando dalla porta e agitando in modo salace la sua testa da cavallo, così che tre persone dovettero andare all'ospedale (lo scherzo fu ripetuto tre volte prima che arrivasse il GIS) e a uno cambiò addirittura la personalità, diventò un maniaco sessuale.
Mentre Gems si baloccava con il barbiere, Tommaso, K. e io andammo allo spaccio dello zuccherificio e ci fingemmo ispettori della sanità, per via del fatto che K. ha studiato medicina per qualche anno ed è buono a dir parole di scienza per impressionare i grulli. Con aria di pio terrore il proprietario, anziano e con moglie, ci chiese di sorvolare pietosamente, che avrebbe sistemato tutto entro la fine del mese, che aveva un mutuo e i figli in cassa integrazione. Mentre K. inventava le statistiche dei casi di avvelenamento da bromuro di etidio negli spacci degli zuccherifici, e di come l'anziano potesse essere responsabile di una strage, io e Tommaso facevamo man bassa di carne secca in barattolo, succhi di frutta e arbres magiques. Sfortuna volle che il vecchio ci vedesse e tirasse una sferzata a K., che tuttora riporta sul fianco, all'altezza del rene, un'orrenda cicatrice cheloide.
Uscimmo da lì che il vecchio sparava con la sua spingarda a sale, e ci ricongiungemmo con Gems che si nascondeva in un silos della stazione per scappare dagli elicotteri.