22/08/2007 Dag
And now something completely different
Che poi dite che il caldo e l'euro e la televisione.
I miei pomeriggi d'agosto (che a Milano si ostina a voler sembrare novembre) li passo a cercare su google cose tipo "xxx + padre pio" o "i want to become a mossad", peraltro con scarsi risultati, oppure a vedere film fantastici (tipo tutto Uwe Boll, o anche The Devil's Rejects). Il tutto mentre l'esame di Botanica è lì che cerca di farsi studiare, ma oltre il primo capitolo dove ti raccontano che non tutte le piante hanno fiori e frutti e che insomma non puoi disegnare un albero come una palla verde sopra a un cilindro marrone, non riesco ad andare. L'entusiasmo e l'euforia sono tali che comincio ad essere pienamente d'accordo con Prosperini.
Nel mentre ho scoperto alcune cose fantastiche tipo il bhangra pop, che spacca di brutto, e ho ripreso in mano il pianoforte: un giorno mi sono spinto fino in centro per vedere Disturbia (apro una parentesi: possibile che Shia LaBeouf, che è più sfigato del vostro compagno sfigato che alle elementari si mangiava la colla e aveva sempre un cerotto sull'occhio, si chiavi tipe da salivazione continua?) e ho comprato un libro fondamentale per tutti i jazzisti (cioè non per me), The Real Book for C instruments, dove però gli accordi sono soltanto scritti, cioè ci sono le note e vicino C7b, e allora mi rendo conto che in tutti questi anni un po' di armonia avrei dovuto studiarla. Perché non so se sapete che uno dei miei sogni più ricorrenti, oltre ad essere un maresciallo dell'Unione Sovietica e/o un dinosauro che spara raggi laser dagli occhi, è di cenare in un ristorante elegantissimo e, a metà cena, di alzarmi e andare a suonare al pianoforte Rachmaninoff o che altro, stupendo i presenti. Comunque dopo cinque battute di Rachmaninoff mi rendo conto che se dovrò mai alzarmi a metà cena in un ristorante elegantissimo sarà solo per la diarrea.
E quindi niente, se non altro trovo consolazione nella lettura molto istruttiva di libri come Notti e nebbie di Carlo Castellaneta, uno scrittore milanese che peraltro cena sempre in un ottimo ristorante dietro casa mia, e insomma questo Carlo Castellaneta è un represso sessuale da manuale di psicologia, che se il protagonista non violenta contro il parquet almeno una donna per capitolo allora tu non capisci il messaggio della violenza e della brutalità dell'uomo come bestia disposta ad ubbidire soltanto alle autorità, che a loro volta esercitano questa violenza; tante grazie ma questo si poteva capire anche con due manganellate, un paio di stupri e una tortura (che pure ci sono). E invece no, Carlo Castellaneta ti racconta, seppure in modo elegante e non alla Faletti (o peggio ancora Melissa P.) quante volte il protagonista si incapretta la moglie, l'amante, l'altra amante, la ragazzina, il cane, l'idraulico e il calorifero. Naturalmente i critici prostituiti alla casa editrice definiscono questi "lampi di feroce erotismo", una definizione che strizza l'occhio al lettore: uno dice ah sono lampi allora non è che si parli solo di quello, e invece no caro lettore sprovveduto che come me ti aspetti un libro sul fascismo come condizione universale di schiavitù della violenza, quest'opera che hai tra le mani barcolla sulla linea di confine tra una cosa e l'altra, appena il discorso diventa interessante trac! il caro gerarca protagonista sta già sbattendosi per benino con tanto di immagini poetiche che rievocano le onde, il vento, la guerra e quelle robe là la sventurata di turno. Tolto lo stile comunque raffinato e privo di volgarità di Castellaneta ci rimane una trama da film porno italiano anni '80, di quelli con la musica di sottofondo in sax, ormai dimenticati perché l'uomo è bestia e preferisce il prodotto amatoriale senza cuore né arte, magari con gli attori che indossano costumi da dinosauro o da asino con guantoni da boxe.
Altro libro che ho avuto modo di leggere in questi giorni è l'ottimo Vite di uomini non illustri di Giuseppe Pontiggia, quello là che ha scritto il libro sul figlio storpio, Nati due volte. Cercare di scrivere qualcosa di questo libro potrebbe mettere in risalto la mia comprovata mediocrità e quindi lascerò a voi amici che ci seguite da lontano il giudizio, qualora vi capitasse di leggerlo.
Siccome sono in vena di fare recensioni di libri, perché sono intellettualmente disonesto nonché ansioso di primeggiare in cose che voi manco sapete dove stiano di casa, allora vi parlo pure del capolavoro di Aleksandr Solzenycin, Una giornata di Ivan Denisovic, che parla di una giornata di questo Ivan Denisovic in un gulag, ai tempi di. Ecco di fronte a lavori così strafichi uno dice, perché si pubblicano 41 romanzi al giorno in Italia?? Voglio dire, perché Vaporidis (NICOLAS VAPORIDIS) ha diritto a scrivere un libro e a pubblicarlo laddove in Campania gli incendi della camorra devastano gli alberi? Ma anche, perché Vaporidis (NICOLAS VAPORIDIS) ha accesso al pubblico dei lettori, che sicuramente è meno di quello che è andato a vedere il suo film e che, in qualche modo dovrebbe conservare una posizione elitaria? Perché Vaporidis (NI CO LAS V-A-P-O-R-I-D-I-S, l'orrore monta ad ogni frase) può stare accanto (anzi forse DAVANTI) a Calvino, a Levi e a Pavese nelle librerie? Mentre invece la mia edizione di Ivan Denisovic ha il prezzo in lire e la copertina bruciata dal sole? Ora non dico di fare un culto sugli scrittori post-URSS, cioè magari anche sì, però l'importante in Italia è sensibilizzare il pubblico con interventi mirati da parte dello Stato. Che ne so, dipendesse da me farei in modo che chiunque abbia intenzione di scrivere un romanzo debba riferirlo al SISMI, dopodiché se sopravvive alla caduta dall'elicottero può provarci con un grissino e delle tavolette di cera.
Ma siccome è tutto un magna magna, e per fare le cose come dico io bisognerebbe temporaneamente smarrire la Costituzione e dar fuoco a Palazzo Chigi a porte chiuse, non succederà niente.
Quindi prossimi libri in uscita dal vostro libraio di fiducia: Vita di Sant'Agostino di Vasco Rossi, Nachts auf Dachau di Papa Benedetto XVI, e la trascrizione degli ultimi versi gutturali di Bossi a Pontida.


