13/06/2009 Dag
Edificante storiella di mezza estate
ovvero di come trascorrerei le vacanze se fossi un personaggio fittizio
E quindi eravamo io, K., Gems e Tommaso che avevamo deciso di girarci l'Italia del Centro, perché al Sud ci sono i terroni e il Nord non aveva bisogno di punizioni che non fossero già state inflitte da Alderico in poi. Già di per sé la strana compagnia faceva scandalo assai, per via del nostro coinvolgimento in alcuni noti fatti di cronaca che, se collegati da una mente attenta e non distratta da foto di cazzi, potrebbero mettere in relazione il delitto di Cogne con Licio Gelli e le BR, il tutto (ve lo dico qui e poi nego per sempre) leggendo soltanto le lettere corrispondeti alle cifre del pigreco in un libro qualsiasi di Dan Brown.
Ma in più avevamo deciso di portare con noi i nostri empi strumenti musicali, con i quali suonare unplugged allegre ballate agli angoli - la mattina, benintesi - e accompagnare i riti satanici nei retri dei teatri abbandonati di sera.
Armati di banjo, kazoo, armonica e contrabbasso artigianale (vale a dire ottenuto da una scatola di legno con un sottile budello di capra teso dal bastone di una scopa) andavamo in giro chiedendo passaggi agli apecar per intascarci le galline del padrone, e là dove ci fermavamo eravamo capaci di nequizie e nefandezze oltre ogni dire, come ad esempio la volta che sostituimmo tutte le sedie del bar dei mutilati di guerra con sgabelli altissimi e bruciammo le sedie in un revival dell'incendio del 10 maggio. Oppure quando entrammo in chiesa lanciando mortaretti e ci mangiammo l'ostia sacra col caprino improvvisando un'operetta sacra con avvenenti fanciulle del luogo (imbottite di crack).
C'è da dire che in tutto questo scenario di pazzie, Tommaso era il più assennato, perché era stato prigioniero di Pol Pot in Cambogia e non amava più il brividino del rischio dell'incarcerazione preventiva. E dunque mentre noi si giocava a svitare tutti i sifoni dei cessi degli alberghi a una stella, lui magari improvvisava una ballata col banjo, assorto su una strada polverosa della bassa ferrarese.
La pesantezza dei nostri scherzi era tale che Pacciani una volta ci fece i complimenti.
Una volta, giunti a Modena a bordo di una vespa truccata, Gems tirò fuori la sua maschera da cavallo e cominciò a far scherzi dal barbiere, comparendo improvvisamente dalla porta dove il barbiere nasconde i capelli che poi vende ai santoni haitiani. Non appena Gino si accingeva con le forbici a tagliare i capelli ad una signora o a un pensionato, Gems usciva gridando dalla porta e agitando in modo salace la sua testa da cavallo, così che tre persone dovettero andare all'ospedale (lo scherzo fu ripetuto tre volte prima che arrivasse il GIS) e a uno cambiò addirittura la personalità, diventò un maniaco sessuale.
Mentre Gems si baloccava con il barbiere, Tommaso, K. e io andammo allo spaccio dello zuccherificio e ci fingemmo ispettori della sanità, per via del fatto che K. ha studiato medicina per qualche anno ed è buono a dir parole di scienza per impressionare i grulli. Con aria di pio terrore il proprietario, anziano e con moglie, ci chiese di sorvolare pietosamente, che avrebbe sistemato tutto entro la fine del mese, che aveva un mutuo e i figli in cassa integrazione. Mentre K. inventava le statistiche dei casi di avvelenamento da bromuro di etidio negli spacci degli zuccherifici, e di come l'anziano potesse essere responsabile di una strage, io e Tommaso facevamo man bassa di carne secca in barattolo, succhi di frutta e arbres magiques. Sfortuna volle che il vecchio ci vedesse e tirasse una sferzata a K., che tuttora riporta sul fianco, all'altezza del rene, un'orrenda cicatrice cheloide.
Uscimmo da lì che il vecchio sparava con la sua spingarda a sale, e ci ricongiungemmo con Gems che si nascondeva in un silos della stazione per scappare dagli elicotteri.


